sabato 27 febbraio 2016

HABLA CON GIAN: FEMMINICIDIO E FIGLI/E ORFANI: VITTIMA CHE NON FANNO NOTIZIA

HABLA CON GIAN: FEMMINICIDIO E FIGLI/E ORFANI: VITTIMA CHE NON FANNO NOTIZIA
Quell’osare, quell’andare

…quell’osare quell’andare
trascinati solamente
da una tonalità minore
alla ricerca del luogo
perfetto per l’eternità
non significando
la strada ai sensi
avviluppati fra suoni
cupi e colori tetri
nell’intenzione
di cogliere l’aurora  
che guarda il sole
e nulla nulla più
strazia e sorprende
come la fine della luce…
… e mi è sembrato
di essere in viaggio
dentro un tempo
che so esistito,
esistente
ma non conosciuto
del tutto…

…infine, la realtà

venerdì 31 maggio 2013

Piccole storie: Stupida



C'era una volta una signora stupida. Com'è fatta una signora stupida? Più o meno come le altre. Il problema sta nel fatto che la stupida prese tante, tantissime fregature, alcune molto dolorose, perciò era piena di cicatrici. Le dicevano tutti di stare attenta, perché, continuando così, sarebbe diventata bruttissima. Ma Stupida non imparava mai la lezione e continuava a farsi imbrogliare. Ormai era talmente graffiata per dritto e per rovescio che si era trasformata in una specie di rete, un ghirigoro che nessuno voleva più vedere. Stupida si sentiva triste e sola. Un bel giorno fu notata da un certo Ignazio, grosso peloso ragno, pelandrone ma simpatico. Ignazio non aveva mai avuto voglia di costruirsi la ragnatela, però, con molto sforzo, l'aveva sempre fatto. Ora che stava invecchiando, proprio non ne voleva sapere. Vedendo la Stupida pensò che era proprio la ragnatela adatta e andò ad abitarci dentro. Stupida era felice: finalmente qualcuno che sarebbe stato per sempre con lei senza ferirla. Per la gioia le sfuggì una lacrima, che si frantumò in tante piccolissime goccioline: la pioggerellina di lacrime bagnò Stupida e pure Ignazio, che subito si trasformò in un principe e Stupida  una principessa un po' pallida ma bellissima avvolta in un meraviglioso abito di rete di seta nera. I due s'innamorarono, si sposarono e vissero felici per sempre alla faccia di chi voleva loro male.

venerdì 24 febbraio 2012

Uno dice, fa, pensa:"M'iscrivo a un gruppo, un circolo letterario così qualcuno legge quel che scrivo e io leggo quello che scrivono loro, si partecipa, ci si scambia qualche cosa",..................un emerito beneamato C A Z Z O. Che tristezza! Mai uno che si metta in gioco! Per non parlare del leccaculismo! Brutta malattia, ma brutta brutta brutta!

sabato 18 febbraio 2012

Libertà

... e torno a scrivere sul blog perché mi sento libera, una specie di solitudine protetta, con qualcuno che guarda pazientemente e mi vuol bene...

La poesia non si spiega

Torno a scrivere sul blog. Scrivere perché. Perché mi piace. Poi, se qualcuno legge, meglio. Altrimenti è lo stesso, intanto scrivo.Ho vagato per un paio d'anni fra circoli culturali (sic!). Ragazzi, che tristezza e che ... noia. Forse sono capitata male. La cosa più eclatante è la mancanza di disponibilità verso gli altri e verso il nuovo: un mondo di cariatidi, a volte ventenni, non c'entra l'età cronologica, vaganti, come dice De André, come spettri di vetro che ti spiano davanti e ti ridono dietro. Peccato che il contesto di De André fosse diverso e tragico: qui si parla di artisti. O presunti tali? Non so, non sono in grado di giudicare, non me la sento. Invece loro giudicano, ti spiegano quello che hai scritto. Ma no, gli dici tu, non era questo che volevo dire. E allora spiegalo!
Ma come si fa a spiegare la poesia? E ti senti un fallito, un arciere che ha mancato il bersaglio. E ti ricordi di Dégas:" Quel mare è lì perché ce l'ho messo io e quella luce è lì perché ce l'ho messa io", e tu guardi Dégas e vedi il SUO mare, la SUA luce, non quella che vuoi tu, perché è lui l'artista e ti sa far vedere quello che vuole lui, il suo movimento, la sua emozione e tu la condividi.
QUANDO LO SPETTATORE NON RIUSCIRA' A VEDERE PIU' IL MIO MARE, LA MIA LUCE, IO AVRO' FALLITO.
Se qualcuno mi chiede di spiegare una poesia, mi sento una stupida. Oppure è stupido chi me lo chiede e non  lascia sbrigliare l'intuito, le emozioni. Oppure siamo stupidi tutti e due e non riusciamo a saltar fuori dal cerchio dell'egotismo?

"Che stupidaggine! La poesia non si spiega. Se lo fai, la poesia diventa così, una stupidaggine, una cosa da niente, banale". (Pablo Neruda)

mercoledì 3 agosto 2011

Consueto arancione

Blu di carta
avvolta intorno
a tulipani rossi
che avevo scordato:
vita di tela
grossolana ruvida:
né profumo
né fioriture uguali
hanno i tulipani:
sepolti senza terra
in aride soffitte
persistono nell'inganno.

Pigmento fasullo
si scompone
si mischia
smette il gioco:
noia
solito colore.
Mi sfugge
dalle mani
dalla mente
la faccenda.